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Un muro non basta
per decidere chi ha ragione e chi ha torto
per tracciare un confine arbitrario
per dettare la legge del più forte
Un muro non basta
per nascondere un orizzonte alla sua terra
per costruire una gabbia intorno a una nazione
per dimenticare quello che c'è dall'altra parte
Un muro non basta
per cancellare il diritto all'autodeterminazione dei popoli
per impedire a due volti di incrociare lo sguardo
per sbarrare il passo a chi ha voglia di conoscere
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Domenica 15 giugno 2008 alle ore 20:30, a Giovinazzo, presso la sala San Felice, nel borgo antico, sarà inaugurata la mostra fotografica “UN MURO NON BASTA… per nascondere un orizzonte alla sua terra”.
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L’evento è promosso da varie associazioni:
- Circolo fotografico Leonardo,
- Casa dei popoli,
- Formicalata,
- 35° parallelo,
- Biblioteca dei ragazzi Don Saverio Bavaro,
- Arci tressett,
- Agesci,
- Comunicaria,
- in collaborazione con l’ Assessorato alla Cultura del Comune di Giovinazzo.
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La mostra:
“Un Muro non Basta” è una campagna itinerante di informazione promossa dal VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, e la mostra fotografica, giunta alla sua ventisettesima tappa, costituisce attraverso, il suo materiale documentario e fotografico, il mezzo necessario per contribuire all’informazione della società civile.
L’esposizione, ricca di documenti filmati e di pannelli informativi, si snoda in un percorso attraverso il quale il visitatore può prendere coscienza dell’impatto che il Muro, costruito in Palestina a partire dal 2002, produce sulla vita politica, sociale ed economica dei cittadini palestinesi. Le 130 fotografie a colori, scattate nell'arco di 3 anni da Andrea Merli, responsabile Ufficio VIS in Palestina, raccontano con l'occhio immediato del fotoreporter tutto il tracciato del muro nei Territori Occupati. Al corpo centrale della mostra si aggiunge una nuova sezione dedicata ai murales realizzati nel dicembre 2007 da artisti internazionali e ad alcuni scatti che descrivono la situazione nella striscia di Gaza.
Le immagini fotografiche sono arricchite da tre documenti video: "Un Muro non Basta", girato da Tone Andersen; "The Red line" documento video dell'Alternative Information Center di Gerusalemme e da "Stories from the Middle East", filmato realizzato in Palestina dall'Organizzazione Mondiale della Sanità/UN-WHO (World Health Organization).
Una serie di mappe descrittive del territorio palestinese mostra al visitatore il percorso del muro già costruito e quello pianificato, mettendo in evidenza la divergenza tra il tracciato e la cosiddetta "linea verde", confine dell'armistizio del 1949. Infine, nove pannelli informativi e numerose didascalie illustrano la storia e le caratteristiche del muro; l'impatto della barriera sulla popolazione dal punto di vista socio-economico, sanitario e della mobilità; la questione di Gerusalemme; il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia e i movimenti di protesta pacifica contro l'estensione di quello che può essere considerato uno strumento di profonda divisione tra i popoli.
Nel periodo di esposizione della mostra, sono inoltre previsti diversi momenti di dibattito e confronto sulla questione Israelo-Palestinese, dialoghi che partono da vari occhi, da vari punti di vista, da varie voci dalla Palestina, per informare, comunicare, sensibilizzare.
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Un muro non basta: il progetto
Il progetto Un muro non basta parla del Muro senza alcuna pretesa di stabilire torti o ragioni, senza farsi offuscare da una passionalità rabbiosa. Ne parla per affermare il diritto a un'informazione completa, per gettare luce su uno dei nodi che alimentano la tensione moderna tra oriente e occidente, per rivendicare il potere della società civile di essere partecipe e consapevole.
In Israele e Palestina condizioni essenziali per la pace sono il dialogo, i diritti e lo sviluppo sociale, il riconoscimento e la convivenza tra i due popoli, sulla base della non violenza.
Un muro non basta per risolvere il conflitto, non è la chiave giusta. Sono in tanti, da una parte e dall'altra, a trovarsi d'accordo su questo. E allora, forse, potremmo partire da loro per costruire un vero dialogo di pace.
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